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Le Mani sulla Città

Francesco Rosi

Italia , 1963 - 105

 TRAMA
Il film è ambientato a Napoli, ma è scelta a rappresentare una qualsiasi città italiana. All'inizio un uomo guarda il paesaggio, indica i palazzi sullo sfondo e dice ai suoi collaboratori che la città si sta muovendo verso una data direzione, che è quella stabilita dal piano regolatore. Loro sono su un terreno ad uso agricolo, e l'idea è quella di comprare la terra, cambiare il piano regolatore per deviare la crescita della città su tale terreno e costruirvi, guadagnando con il cambio di destinazione d'uso 70 volte tanto la spesa. Quell'uomo è Edoardo Nottola. Edoardo Nottola è un personaggio spregiudicato che ricopre un doppio ruolo, in quello che si potrebbe ben considerare conflitto d'interessi. Egli è sia un costruttore edilizio che un consigliere comunale della città in questione, e porta avanti il suo piano di speculazione edilizia che cambierà per sempre il volto della città. Niente riesce a fermarlo. Né il crollo di un fabbricato provocato dai lavori di demolizione condotti dalla sua impresa che causerà morti e feriti, né l'impegno del consigliere dell'opposizione De Vita, né il suo stesso partito. Alla fine l'avrà vinta su tutti, sarà eletto assessore all'edilizia e, con la benedizione del vescovo, darà inizio alla nuova speculazione edilizia. Film di impegno civile, è una spietata denuncia della corruzione e della speculazione edilizia dell'Italia degli anni sessanta, il film si apre con una didascalia molto esplicita: «I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce»

 REGISTA

Biografia

Francesco Rosi nasce a Napoli il 15 novembre 1922. Abbandonati gli studi di giurisprudenza, si avvicina al mondo della celluloide facendo l'assistente per cineasti quali Visconti, Antonioni, Emmer e collaborando alla sceneggiatura di film come "Bellissima" e "Parigi è sempre Parigi". Esordisce nel lungometraggio con "La sfida" (1957), dove si narra della lotta fra bande nella camorra napoletana: il film ottiene un premio speciale per la regia a Venezia. Il seguente "I magliari" (1959) si muove nell'ambiente degli emigranti e ne conferma la statura d'autore; ma è con "Salvatore Giuliano" (1961), geniale ricostruzione della vicenda del bandito siciliano fondata sulla mescolanza di documenti e finzione, che egli raggiunge la propria piena maturità artistica. Insignito di vari riconoscimenti, il lavoro procura a Rosi rinomanza internazionale e diviene una sorta di modello per il cinema d'indagine a venire. Insignito del Leone d'oro alla Mostra di Venezia, il successivo "Le mani sulla città" (1963) si occupa della speculazione edilizia a Napoli e suscita, all'uscita nelle sale, feroci polemiche. Dopo le parentesi de "Il momento della verità" (1965) e di "C'era una volta" (1967), Rosi torna all'impegno con "Uomini contro" (1970) - vibrante versione schermica del romanzo di Emilio Lussu "Un anno sull'altopiano" - e con "Il caso Mattei" (1972), ritratto del carismatico personaggio sino alla sua misteriosa fine. "Lucky Luciano" (1973) è, ancora, una vigorosa opera dal tono semidocumentaristico sulla mafia e "Cadaveri eccellenti" (1975, dal romanzo di Leonardo Sciascia "Il contesto") un pungente apologo sul potere: mentre "Cristo si è fermato ad Eboli" (1979, dall'omonimo libro di Carlo Levi) segna un ricupero del meridionalismo, stavolta in chiave lirico-evocativa. Da qui in avanti, Rosi si dedica ad un professionismo di buon livello, privo però di ispirazione ed anima: all'intimista "Tre fratelli" (1981) fanno seguito una coloratissima "Carmen" (1984), il deplorevole "Cronaca di una morte annunciata" (1987), il deludente "Dimenticare Palermo" (1989) ed il desolante ritorno a Primo Levi de "La tregua" (1997), che denuncia nel Nostro una preoccupante carenza d'ispirazione.

Dichiarazione


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